A solo 7 Km. dal paese, sopra un poggio ricoperto di ginestre,
nella pace dei prati sorge Denzano. L'insediamento di
Denzanum risale con tutta probabilità all'epoca
bizantina come parte dell'apparato difensivo del Castrum
Feronianum. Appartenente al feudo dei Signori da Campiglio
fin dal XI secolo, dal '400 fino alla fine del '700 fu
dominio dei Rangoni e anticamente fu sede di un castello
di cui resta soltanto una torre quadrata del sec. XI (priva
di copertura), alta circa una quindicina di metri, alla
quale si accede attraverso un portale a ogiva in cotto.
All'interno del castello esisteva una chiesa che successivamente
fu ampliata e dedicata all'Assunta, divenendo chiesa parrocchiale.
La chiesa di Santa Maria di Denzano compare negli elenchi
delle decime del secolo XIII quale cappella soggetta alla
Pieve di Fanano che, a sua volta, dipendeva dall'Abbazia
di Nonantola ed era dunque postazione lungo il percorso
della Via Romea Nonantolana. Della primitiva costruzione
rimane la sola abside, in stile romanico, databile al
XII sec.
L'abside
è costituita da uno zoccolo basale sul quale
poggiano quattro semicolonne addossate a lesene che
individuano spazi conclusi da coppie di archi ciechi,
suddivisi a loro volta in tre archetti pensili sostenuti
da peducci a figurazioni antropomorfe. La comparsa di
tali teste umane al posto degli animali fantastici e
dei mostri, tipici delle costruzioni più antiche,
dimostra l'evidente e studiata derivazione dalle raffinate
architetture del Duomo di Modena, per cui si può
ipotizzare l'attribuzione ad un allievo della scuola
di Lanfranco, il grande artefice della Cattedrale modenese.
All'interno
della chiesa, la cui navata fu ricostruita agli inizi
del '600, si segnalano un pregevole fonte battesimale
cinquecentesco in arenaria, un prezioso organo del '700
ed i paliotti in scagliola dell'altare maggiore e di
quelli laterali.
L'organo,
opera di Carlo Traeri, databile al XVII secolo è
posto in cantoria, sopra la porta di ingresso. È
stato restaurato nel 1994 ed è uno degli strumenti
più antichi e preziosi della zona.
Sui
due versanti della collina gli appassionati di mineralogia
possono trovare cristalli di gesso dalla conformazione
quasi perfetta.
Nella
vallata del Rio Faellano si estende una vasta pineta
di pino silvestre, forse retaggio in Emilia di una vegetazione
caratterizzata da un clima più rigido dell'attuale.
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