Fin dal 1643 è documentata la presenza in Marano,
presso l'Oratorio di Sant'Antonio da Padova, dell'immagine
affrescata della B.V. del Trebbo. In quell'anno, infatti,
la Comunità deliberò di trasportarla nell'oratorio
di San Rocco, l'odierna chiesa parrocchiale. Tale decisione
fu poi attuata solo nel 1685 quando, dopo aver segato
e cerchiato il muro sul quale l'affresco era stato eseguito,
l'Immagine fu condotta in San Rocco su una distesa di
stuoie che la proteggessero dagli urti. Appesantito da
ridipinture e abbellimenti successivi, l'affresco si è
rivelato, dopo un sapiente ed accurato restauro, come
uno dei capolavori del tardo gotico emiliano, eseguito
nell'ambito di quell'arte cortese che tanto segnò,
con caratteri peculiari, la cultura estense agli inizi
del sec. XV.
Sul
fondo, impreziosito dalla presenza di un tessuto bordato
da lettere arabe e decorato da astri finemente miniati,
spicca la figura della Vergine nell'atto di offrire
una rosa al Bambino. La Madonna è colta nella
sua dimensione regale, cui conferisce elegante dignità
l'ampiezza delle vesti dal sinuoso e ricco panneggio.
La rosa, regina tra i fiori, simbolo denso di significati
nella cultura gotico- cortese, segna qui la bellezza
gentile e perfetta riservata alla madre del Dio fatto
uomo. La qualità dell'affresco permette attribuzioni
a grandi maestri del tardo gotico di ambito estense.
Notevole
è anche un quattrocentesco crocefisso ligneo:
proveniente dalla Chiesa degli Scalzi di Modena fu acquistato
nel 1797 in seguito alla soppressione degli ordini religiosi.
A tale crocefisso il popolo di Marano, per la secolare
patina scura che lo ricopriva, provocata dal fumo delle
candele, attribuì ben presto il nome di Cristo
Nero facendolo oggetto di particolare venerazione. Ogni
sette anni si celebra una grande festa in onore di questa
immagine ritenuta miracolosa. Un recente restauro ha
riportato in luce la laccatura originale della scultura
e ne permette la lettura in tutta la sua straordinaria
forza drammatica. L'opera risale alla metà del
XV secolo.
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