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Una prima pieve, dedicata a San Vitale, sorgeva, prima
del Mille, in Missano, nella località detta Il
Corno. Crollato poi in seguito ad una frana, l'edificio
fu ricostruito nella sede attuale fra il 1620 e il 1625,
ampliando un preesistente oratorio che ivi sorgeva,
dedicato a San Biagio. La facciata presenta un ricco
portale, in arenaria, costituito da due paraste corinzie
scanalate che reggono una trabeazione ed un timpano
spezzato da una elegante nicchietta, conclusa a sua
volta da una conchiglia e sormontata da un frontone.
Il
campanile, di piccole dimensioni, è inserito
nell'edificio e riporta nel cornicione il motivo decorativo
della facciata.
La
chiesa custodisce al suo interno pregevoli opere d'arte.
Il
fonte battesimale proviene dalla preesistente Pieve
e, pur se datato 1584, riecheggia moduli medioevali
nel basamento monolitico scantonato e decorato da volute
a spirale: lo completa un'elegante struttura lignea
a cuspide ottagonale. Proprio in questa pieve è
custodito, inoltre, l'unico polittico ancora esistente
nell'Appennino modenese. Si tratta di cinque tavole
che raffigurano la Madonna con il Bambino fra i Santi
Antonio Abate, Lucia, Vitale ed Agostino. La struttura
lignea che lo incornicia, concepita secondo la tradizionale
tipologia gotica, individua degli archetti trilobati
sostenuti da esili colonnette e sormontati da pinnacoli.
L'originaria doratura è stata ricoperta da una
decorazione a finto marmo. Sui due altari laterali,
entro sfarzose ancone dei primi anni del 700 decorate
in bianco e oro e recanti alla sommità l'aquila
bicipite dei Montecuccoli, sono poste due tele seicentesche.
Una di esse raffigura la Madonna del Rosario ed i Misteri
ed è opera che si colloca nella scia bolognese
dei Carracci, l'altra, la Madonna del Carmine, con i
Santi Sebastiano, Fabiano, Rocco e Antonio da Padova,
aggiunti, con ogni probabilità, in epoca assai
più tarda. La tela dell'altare maggiore, che
rappresenta la Madonna in gloria di angeli con i Santi
Giovanni Battista, Vitale, Biagio e Giovanni Evangelista,
è firmata da Orazio Brunetti Fiorentino e presenta
chiari influssi nordici, rilevabili, in particolare,
nel bel paesaggio di fondo e nella fredda luce che irradia
la tela.
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