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La località di Semelano è citata per la
prima volta in un documento del 969 relativo ai confini
diocesani tra Modena e Bologna. Il diploma di Federico
I del 1159 con cui venivano confermati i beni dei monaci
di San Pietro in Modena, nomina espressamente la Chiesa
di Semelano come pievana. Nei primi anni del secolo
XVII la chiesa, che versava in pessime condizioni, fu
ricostruita. La Pieve attuale si presenta a tre navate
separate da possenti colonne in tufo dai pregevoli capitelli
in pietra locale, di gusto rinascimentale, la cui arcaica
fattura rimanda alla tradizione scalpellina locale,
ampliamente influenzata dai maestri comacini. L'abside
centrale è rettangolare, le due laterali, semicircolari.
Il campanile, originariamente edificato secondo la consueta
tipologia a torre, fu completato con la cuspide attuale
nell' '800.
Si
accede alla chiesa attraverso un pregevole portale in
arenaria locale di composita architettura: nella parte
superiore si trova una ricca decorazione a motivi floreali,
mentre la sommità, timpanata, contiene una croce.
Nel coro vi sono iscrizioni che ricordano Ercole e Alfonso
Erbolani, i colti arcipreti ai quali si devono la ricostruzione
della chiesa e molte delle opere ivi conservate.
L'alta
qualità delle opere d'arte e la ricchezza degli
arredi, nonostante i ripetuti furti che ne hanno decimato
la consistenza, risultano in perfetta sintonia con il
prestigioso passato della Pieve.
La
prima cappella di destra è dedicata a San Pellegrino,
protettore della illustre casata degli Erbolani, la
seconda conserva un paliotto bolognese in scagliola
datato 1681, ed un'ancona in stucco del '700. La cappella
di sinistra accoglie, entro stucchi del '700, un Crocefisso
e un'Addolorata di fine seicento, seguono il battistero
in marmo con tempietto ligneo del '600 e una tela con
il battesimo di Cristo del 1659. Sono da segnalare,
nelle due ricche cappelle laterali, due importanti tele
commissionate da Don Ercole Erbolani a Giovan Battista
Bertusi, allievo di Ludovico Carracci, tra i più
importanti pittori bolognesi degli inizi del '600: raffigurano
la Madonna del Rosario con i Misteri e il Transito di
San Giuseppe.
Per
dare decoro e prestigio alla chiesa fu commissionata
a Ludovico Carracci la pala dell'altar maggiore poi
collocata in una ricca ancona monumentale di legno dorato.
Il quadro, disegnato dal maestro ed eseguito dall'allievo
F. Camullo, rappresentava il martirio dei Santi Pietro
e Paolo ma fu prelevato per la galleria ducale ed in
seguito trasportato in Francia dai soldati napoleonici.
Ora si trova al museo di Rennes. Lo sostituisce una
copia del tardo settecento, opera di A. Verni, pittore
pesarese.
Il
timpano contiene un dipinto raffigurante il Padre Eterno,
anch'esso opera di G.B. Bertusi, e reca la data del
1616.
L'organo,
collocato in cantoria sopra la navata in cornu epistolae,
è opera di Domenico Traeri dell'inizio del XVIII
secolo, ed è stato oggetto di un recente restauro.
La
Chiesa può essere visitata durante la messa e
varie feste religiose.
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