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La località è citata, per la prima volta,
in un documento nonantolano del 1048 e successivamente
compare tra i possedimenti dell'Abbazia di Nonantola.
In seguito Samone si assoggettò a Modena, alla
quale fu sottratto dai Bolognesi nel corso del XIII
secolo. Papa Bonifacio VIII, pertanto, con il lodo del
1299, ordinò che fosse restituito ai Modenesi.
Con l'avvento degli Estensi, Samone fu infeudato dapprima
ai Montecuccoli ed in seguito ai Pio di Carpi che lo
aggregarono alla podesteria di Guiglia. Negli elenchi
delle Decime del XIII secolo la chiesa di Samone risulta
soggetta alla pieve di Missano.
L'accesso
al borgo è caratterizzato da un sottopassaggio
al quale si accede da un portale ad arco a tutto sesto
che attraversa una casa torre costruita nella seconda
metà del quattrocento. All'ultimo piano della
casa torre fu creata una vasta sala il cui piano tagliò
a metà l'esterno di una finestra gotica trilobata,
assolutamente unica nel territorio in cui è situata.
Tale
finestra, ricomparsa durante i recenti lavori di restauro,
è stata opportunamente conservata e valorizzata.
Le pareti della sala furono interamente affrescate e
di tali decorazioni si sono conservate vaste superfici
non interessate da cadute di intonaci. Il brano pittorico
di maggiore effetto è certamente quello in cui
compare il mezzo busto di un personaggio maschile dall'elegante
profilo, completato da un copricapo rosso. Due degli
stemmi alle pareti sono stati identificati come appartenenti
alla famiglia Pio, feudatari di Carpi e di Sassuolo,
che furono signori di Guiglia e di Samone. Il primo
stemma, coronato da una ricca ghirlanda, è inquartato:
"nel primo e nel quarto d'oro, al leone di verde,
nel secondo e terzo fasciato di rosso e d'argento di
quattro pezzi". Il secondo stemma, posto nell'angolo
della sala, tra due belle finestre architravate, non
è stato tutt'oggi identificato. Il terzo, che
sovrasta la finestra trecentesca, è anch'esso
riferito alla famiglia Pio ma comprende il privilegio
concesso nel 1450 da Ludovico di Savoia ad Alberto Pio
di poter aggiungere il nome di Casa Savoia a quello
del suo casato, donde ebbe origine il nome Pio di Savoia.
Nel primo quarto dello stemma, infatti, al posto del
fondo d'oro e del leone verde, è raffigurata
la croce d'argento in campo rosso dei Savoia. Completano
le decorazioni pittoriche motivi floreali e di verzure
di notevole effetto. La sala era coperta da un soffitto
a travi di quercia e riquadrature listellate, sostenuto
dalle catene delle poderose capriate del tetto. Il soffitto
fu in seguito demolito quando la sala fu adibita a fienile
del fondo parrocchiale. Da segnalare è anche
una successiva casa del borgo, affiancata da un passaggio
coperto con un ampio accesso ad arco. Sul fronte esterno
è posta una finestra a sesto acuto, datata 1490,
che reca decorazioni costituite da un intreccio di colombe,
da una rosa tipica e dalle bugne del bancale. Su una
delle pareti coperte rimangono portali quattrocenteschi
ed una finestra ad arco a tutto sesto.
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