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La
località di Dragodena è citata, per la
prima volta, in un atto di donazione del 1347. L'origine
di questo toponimo sembra sia analoga a quella del torrente
Dragone che, per il suo corso sinuoso, poteva suggerire
l'immagine di un serpente, dal latino draco. Può
derivare anche dal draconzio, in latino dragundea, erba
medicinale. Il nucleo, oltre ad altri numerosi fabbricati
minori, comprende una casa con torre cinquecentesca
con cornicione di colombaia in mattoni disposti a denti
di sega, finestrelle ad arco a tutto sesto e fori per
la nidificazione dei rondoni. Agli angoli della torre
sono tuttora visibili i coppi invetriati per impedire
l'accesso ai topi al vano della colombaia. Il soffitto
di gronda è in laterizio disposto in mensole
a T e in corsi a denti di sega. Il portale d'accesso
alla casa, di fattura pregevole, presenta bugnature
a punta di diamante ed è collocato sotto un portico
che sostituisce l'originario balco ligneo. Analogamente,
all'interno, alla sommità della scala con volta
a botte, si trova una finestra con sedili laterali in
pietra ed un altro pregevole portale con al centro lo
stemma della famiglia Menzani, nel quale compare anche
un pennato (dial. Podetto) che diede origine al soprannome
del Podetto Menzani, leggendaria figura di ribelle
e bandito tuttora assai presente nella memoria popolare.
Il
seicentesco Oratorio della Maternità, che sorge
al centro del nucleo, è caratterizzato dalla
retrostante sagrestia a pianta semicircolare ed è
collocato nella corte di un interessante edificio a
balco d'accesso che comprende una torre abbassata al
livello della copertura, della quale restano visibili,
verso valle, gli elementi di colombaia.
Conclude
il luogo una vasta costruzione cinquecentesca addossata
ad una massiccia torre abbassata, che difendeva l'accesso
all'insediamento.
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