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 Quando nasce il borlengo?
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Ogni paese della zona rivendica l'autentica paternità del borlengo. E così sono nate molte leggende attorno alla nascita di questo originalissimo cibo, uno dei simboli del territorio. Tutte hanno un comune denominatore: il borlengo nacque come cibo di emergenza, per surrogare la mancanza di farina. Vediamo i racconti più noti.

Il borlengo nasce a Vignola?
I vignolesi che vogliono rivendicare la paternità del borlengo raccontano spesso questa storia.
Primo ottobre 1396. Isacco e Gentile Grassoni, cacciati alcuni anni prima da Vignola dagli Estensi vogliono riprendersi a tutti costi il loro castello. Si alleano con il Conte Giovanni da Barbiano e mettono sotto assedio Vignola con oltre mille uomini. All'interno della rocca resistevano centocinque soldati, privi di rifornimenti. La leggenda vuole che gli assediati riuscirono a sopravvivere grazie ad una singolare schiacciata di farina, al cui impasto veniva aggiunta acqua man mano che il tempo passava. Stava nascendo il borlengo. La storia ci dice che alla fine il castello capitolò. Ma da quella battaglia segnò la nascita del borlengo come autentico cibo popolare e non solo quale strumento di sopravvivenza.

Il borlengo nasce a Guiglia?
Un'altra leggenda vuole la paternità del borlengo a Guiglia. Anzi, per la precisione a Montorsello, un grazioso paesino a pochi chilometri dal capoluogo. Siamo nel 1266 e anche in questo caso c'è un castello sotto assedio in cui i soldati asserragliati all'interno riescono a sopravvivere grazie ad un impasto per il pane che veniva allungato con acqua ogni giorno che passava. Il maniero in questione è quello di Ugolino da Guiglia. Era tempo di lotte all'ultimo sangue fra Guelfi e Ghibellini e a Modena si fronteggiavano le famiglie appartenenti all'una o all'altra parte. Nel 1264 gli Aigoni, guelfi, cacciarono dalla città i Grisolfi, ghibellini. Non contenti, inseguirono i nemici nel territorio circostante e per sterminarli definitivamente. Anche Ugolino da Guiglia dette ospitalità ad alcuni membri della famiglia e così si trovò ben presto il castello assediato da un esercito Guelfo capitanato da Crespon Doccia. La resistenza, anche grazie al Borlengo, fu lunga, ma alla fine Ugolino capitolò e venne barbaramente trucidato da Crespon Doccia. Il capitano guelfo però ebbe la bella pensata di andare a festeggiare la vittoria coi suoi all'Osteria della Bottazza, un'ostessa nerboruta ed energica, da sempre amante di Ugolino. La donna accecata dall'ira trafisse con uno spiedo Crespon e poi si tolse a sua volta la vita per raggiungere il suo amato.

Il borlengo nasce a Zocca?
Zocca è un paese piuttosto recente. Nacque infatti nel 1465, quando il Duca di Modena e Ferrara Borso d'Este decise di istituire un mercato regolamentato, attorno ad una ceppaia di legno (zoca). Una scelta che ufficializzava una situazione di fatto, in quanto, da tempo, in quell'area si tenevano scambi commerciali. Attorno al ceppo si tenevano intense trattative commerciali fra mercanti e contadini provenienti dal modenese e dal bolognese. E così, in quel luogo così frequentato iniziarono a sorgere vere e proprie "baracchine" con botteghe occasionali. Una di queste, gestita, pare, da un uomo di Montalbano, serviva cibo e bevande per il ristoro dei commercianti. La quantità di farina con cui faceva pane e focacce rimaneva immutata per tutto il giorno. L'acqua con cui si impastava invece variava in base al numero di avventori. E dato che erano in tanti a passare di là, l'impasto diventava sempre più liquido man mano che si avvicinava la sera. E così nacque il borlengo.

Il borlengo nasce a Montombraro?
Un'altra teoria vuole il borlengo invenzione di un signorotto di Montombraro (frazione del comune di Zocca) dotato di particolare senso dell'humor. Questo invitò ad un pranzo lucculiano uno stuolo di nobili locali promettendo un desco luculliano. L'intenzione era quella di far preparare ai suoi cuochi soltanto una miscela di acqua e farina e scontentare così, per burla, gli ospiti. Il successo di quella sfoglia sottilissima fu invece talmente grande che i nobili insistettero per farsi invitare nuovamente.

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